Le città italiane, dopo alcuni decenni di un ciclo economico espansivo con una progressiva estensione dei territori urbanizzati, è entrato in una nuova fase che contempla un cambiamento estremo sia culturale che materiale.

Le comunità non possono più contare dalla propensione privata agli investimenti negli immobili e dalle ricadute che tali investimenti potevano generare sui singoli territori: in regime di risorse scarse resisterà solo chi sarà in grado di proporre fattori di qualità piuttosto che di quantità.

area-urbanaNecessita mobilitare risorse diverse che generino un’offerta aderente alle necessità fondamentali della gente.

Un’opportunità per riprogettare la città sulla base delle necessità dei cittadini, in cui i bisogni di tutti e di ciascuno non siano subordinati agli interessi di pochi.

Tra le grandi opportunità c’è la disponibilità di intere aree urbane dismesse che devono contribuire a rigenerare parti di città esauste: aree che non hanno più valore in quanto non hanno resa e che spesso hanno solo grandi costi. La loro valorizzazione non passa più attraverso soluzioni con esclusivo connotato economico ma trovano la loro seconda vita mediante soluzioni innovative prevalentemente di carattere sociale.

In questo contesto la qualità urbana non rimanda solo a valori estetici ma anche e soprattutto a valori etici dove il termine sviluppo non è più sinonimo di entropia, che in ultima istanza sottrae beni come fa lo sviluppo urbano legato al consumo del suolo, ma di rigenerazione e di crescita.

Diventano così la nuova normalità il Social Housing, Ecoquartieri, l’integrazione dell’agricoltura nelle aree urbane e periurbane abbandonate o sottoutilizzate (agricoltura urbana), i parchi produttivi legati alle tecnologie ecosostenibili, la riconversione sistematica nel senso della qualità di tutto il patrimonio esistente, il restauro dei territori vasti, la mobilità pubblica , l’attuazione delle bonifiche, il Welfare urbano diffuso, l’eliminazione dei fattori di rendita dalle trasformazioni urbane in favore dei fattori produttivi, il necessario ripensamento degli strumenti di pianificazione, peggiorati dal coacervo legislativo regionale.

Sono tutti termini che rimandano alla questione della rigenerazione urbana che può avere senso e successo solo se diventa non una delle politiche virtuose che vengono fatte da una amministrazione, ma la politica portante di trasformazione delle città concepibile una volta attraversato quel tornante della storia che sta definendo nuovi modi di vivere e di operare e nuovi parametri economici a cui rapportarsi.

 

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La nostra prima operazione si è conclusa nel 2012: trasformazione di una ex centrale Enel in polo universitario

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Un altro esempio di riqualificazione di aree dismesse: il cementificio di Barcellona

Come era:

Come è: